Le donne di Messina, Elio Vittorini

Ella Gadda

[…] Era un cerro, ch’è della famiglia delle querce, albero di legno duro. Solo nel villaggio, a un’estremità di esso, e il solo di chilometri e chilometri intorno, era più fiero, a vederlo, e come più sacro, dell’ingresso romanico al buio della chiesa sua vicina; come più di quella impregnato d speranze, voti, disegni umani che avesse avuto ai piedi per secoli di pomeriggi e di discorsi fatti, di riti consumati, di gare, banchetti, bandi, impiccagioni, nella sua ombra a frastagli grandiosi che dopo mezzogiorno raggiungeva anche il lungo muricciolo su cui sempre s’erano seduti, o cui s’erano appoggiati, volgendo le spalle al greto e all’acqua di sotto, uomini di ritorno dal lavoro.
Ora tornavano anche le donne dal lavoro, o passavano, per il lavoro, avanti e indietro, con carriole e con secchi, con panieri nei quali recavano mattoni, ed era ai piedi dell’albero ch’esse s’incontravano, sostando ai suoi piedi…

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